Differenza tra principato e tirannide Pagina 519 Numero 403 ✔ Si immensum imperii corpus stare ac librari sine rectore posset, dignus eram a quo res publica inciperet: nunc eo necessitatis iam pridem ventum est ut nec mea senectus conferre plus populo Romano possit quam bonum successorem, nec tua plus iuventa quam bonum principem. Il dialogo tra il Piccolo Principe e la rosa in cui viene spiegato l'amore, il voler bene e il motivo della sofferenza Il Principe è stato scritto nel 1513 e poi completato e ritoccato non più tardi del primo semestre del 1514. La buona fondazione di un nuovo ordine civile, insomma, richiede vie radicali, richiede che si «entri in questo male» per costruire uno stato destinato a durare. Alle congiure contro il principe Machiavelli dedica il più lungo dei capitoli dei suoi Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e pare farlo per ammonire signori e sudditi della pericolosità dell’impresa: affinché i principi se ne sappiano guardare e i privati se ne tengano lontani per la salute della patria. Analogie e differenze tra LA MANDRAGOLA e IL PRINCIPE di Machiavelli: fare degli esempi. La virtù sconosciuta (1789) è un elogio classico-rinascimentale, retorico, celebrativo della virtuosa, solitaria levatura morale, incarnata dall'amico Gori Giambellini. Una spinta vigorosa che anima lo scrittore nella realizzazione della sua opera. L'eclissi di un concetto e il destino di un nome. Persino il principe nuovo più ben intenzionato si scontra pertanto con la «qualità antinomica» del regime tirannico, la quale vuole che il bene del tiranno non possa mai coesistere con il bene comune. La ragione è presto detta: «dove la materia non è corrotta, i tumulti ed altri scandoli non nuocono: dove la è corrotta, le leggi bene ordinate non giovano, se già le non sono mosse da uno che con una estrema forza le faccia osservare, tanto che la materia diventi buona». L'eclissi di un concetto e il destino di un nome. Ciò comporta, da un lato, che anche i più ben intenzionati principi nuovi possano ben presto tramutarsi in «tyranni della loro patria»; dall’altro, che raro sia chi sappia servirsi in modo del tutto spregiudicato di una estrema forza al fine supremo di fondare un nuovo ordine stabile e duraturo. E caso emblematico dell’inevitabile involuzione del regime tirannico è quello del Duca d’Atene, ovvero della signoria di Gualtieri di Brienne, descritto nelle Istorie Fiorentine (II, 33-37): qui l’oratore fiorentino offre al tiranno una «lezione di scienza politica», a cui si rimanda il lettore. L'epoca delle guerre di religione e il pensiero repubblicano. Il Piccolo principe lascia il suo Pianeta a causa della rosa, ma è anche il motivo per cui vuole tornarci. Machiavelli, De principatibus. La grande cesura: Machiavelli e Hobbes. Ma nel discorso machiavelliano appare subito chiaro che «potestà assoluta» non è affatto sinonimo di tirannide: per quanto qualsiasi nuovo ordine necessiti di una fondazione assoluta, il regime fondato non è necessariamente un principato tirannico. Molti hanno scritto che il Principe di Machiavelli era una specie di manuale delle nefandezze della tirannide celebre, mentre altri che la politica si presenta come puro calcolo di interessi, e la politica è un prodotto della immortalità, le passioni gli interessi sono il luogo, la sostanza della politica. 5. E che il fiorentino, allorché sostiene la necessità di una fondazione assoluta di ogni nuovo ordine che voglia perdurare nel tempo, non intenda in alcun modo sostenere la necessità di fondare una tirannide risulta già dal titolo del capitolo I, 10 che recita: Quanto sono laudabili i fondatori d’una republica o d’uno regno, tanto quegli d’una tyrannide sono vituperabili. Per il principe, è meglio non avere intellettuali di corte. La tirannide infatti è – per dirla con Sasso – quel «reggimento nel quale il signore governa non solo contro il popolo, ma anche contro i grandi»; quel regime che poggia dunque su null’altro dal terrore che incute. Il Principe è un trattato politico di Niccolò Machiavelli (Firenze, 3 maggio 1469 – Ivi, 21 giugno 1527). Non è legato al territorio: la differenza tra re e imperatore è legata al territorio anche. Il desiderio feroce di liberarsi del tiranno. 1. Fondare un nuovo ordine, specie se la materia è corrotta, resta un compito arduo e per poche e rare personalità che eccellano per spregiudicatezza, «per cervello e per autorità», tanto che così conclude il Fiorentino: «sono stati molti che lo hanno voluto fare e pochi che lo abbino saputo condurre. — De principatibus, pp. Sia il tiranno che il despota governano i sudditi secondo il proprio fiat, ma il dispotismo può essere benevolo, ma la tirannia non può mai essere benevola. Ma a ciò si può porre rimedio. È stata borsista della Dr. Günther Findel-Stiftung presso la Herzog August Bibliothek di Wolfenbüttel, dove ha condotto ricerche sull’attività bibliotecaria, pubblicistica e filosofica di Lessing. È ciò che si mostra ampiamente nel secondo capitolo del libro secondo, dove Machiavelli osserva: «se la sorte facesse che vi surgesse uno tiranno virtuoso il quale per animo e per virtù d’arme ampliasse il dominio suo, non ne risulterebbe alcuna utilità a quella republica, ma a lui proprio». Poi l'autore passa ad analizzare il tema della tirannide: prima descrive ogni forma di tirannia che l'Alfieri vede nella società in cui vive e in quella passata: nelle milizie, nella religione, nella nobiltà, nel lusso, ecc. Egli distingue anzitutto tra i «modi crudelissimi» richiesti nella fondazione di un nuovo ordine e la «cosa fondata» che, se intende mantenersi, quei modi «straordinari» è costretta ben presto ad abbandonare. Si tratta di «modi crudelissimi», fuori dalla morale e dal diritto, che si direbbero a ragione tirannici; nondimeno sono mezzi necessari per fondare un nuovo ordine che perduri nel tempo. Come fece Clearco, che «diliberò a un tratto liberarsi dal fastidio de’ grandi, e guadagnarsi il popolo». E in uno slancio di pura passione politica antitirannica Machiavelli così chiosa: «cercando un principe la gloria del mondo, doverrebbe desiderare di possedere una città corrotta, non per guastarla in tutto come Cesare, ma per riordinarla come Romolo. Il catalogo Disney+ contiene infatti tutti i classici e i film prodotti dalla Walt Disney Company, oltre ai vari brand e proprietà intellettuali acquistate con il tempo. Riferimenti bibliografici Il Principe è stato scritto nel 1513 e poi completato e ritoccato non più tardi del primo semestre del 1514. Eleonora Travanti si è laureata in Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Macerata, discutendo una tesi dal titolo "Gli scritti teologici dell’ultimo Lessing (1773-1778)", relatore Prof. Omero Proietti, correlatore Prof. Filippo Mignini. : E il rimedio consiste nel farsi amico il popolo, i più, la moltitudine. sommario: 1. "Il principe" si fonda solo sul pensiero dell'autore, secondo cui, la morale del principe dipende dal successo della sua azione politica volta a ambiare la Storia. Ha frequentato per due semestri la Freie Universität di Berlino. Nei Discorsi l’attributo infelice infatti non assume alcuna connotazione soggettiva o esistenziale, ma va compreso nel senso proprio machiavelliano di sfortunato, destinato a fallire, condannato alla ineffettualità politica e dunque alla autodissoluzione. Nei termini di Sasso: «per essenza, la tirannide è destinata a corrodere il fondamento (l’amicizia della città) del quale non può fare a meno […] a mantenersi integra nell’effettiva esistenza politica, la tirannide incontra una difficoltà fondamentale, che è o di autodissolversi o di trasformarsi in altro». Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle. Oltremodo vituperabile dunque non è chi ricorre a «mezzi straordinari» per dare solide e durature fondamenta al nuovo ordine, ma chi di quei «modi crudelissimi» fa l’unica essenza del nuovo ordine. SAGGIO BREVE SAGGIO BREVE “Esponi le principali differenze nei contenuti e nella forma tra il “Principe” di Machiavelli e i “Ricordi” di Guicciardini, mettendo in evidenza le ragioni ideologiche di questo distacco” La riflessione politica del Machiavelli e del Guicciardini nasce direttamente dal clima di crisi e sconvolgimento di Firenze nella prima metà del 1500. L'epoca delle guerre di religione e il pensiero repubblicano. Infatti, il regime tirannico ha un carattere essenzialmente contraddittorio che ne determina l’autodissoluzione. Il titolo in latino è De principatibus (Sui Principati).. Struttura e contenuto de Il Principe. I modi tirannici risultano leciti solo al fine della costruzione di uno Stato che conduca al viver libero. Tuttavia anche queste letture, per quanto più ricche e accorte, rischiano di Il principe (titolo assegnato nell'edizione originale postuma di Antonio Blado e poi unanimemente adottato, ma il titolo originario era in lingua latina: De Principatibus, "Sui principati") è un saggio critico di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli nel 1513, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per conquistarli e mantenerli. Note sui Discorsi, «Quaderni di storia», 2010, 71, 1, pp. – Adriano Prosperi, Machiavelli e la tirannia. Il Piccolo principe lascia il suo Pianeta a causa della rosa, ma è anche il motivo per cui vuole tornarci. Ne Il principe si può scorgere una architettura logica molto rigida e schematica.. Nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio le osservazioni si susseguono in modo estemporaneo, senza obbedire ad un disegno strutturale predefinito. Lo buttò giù sulla carta in un fiato con passione, e con nessun uso della pragmatica e della ragione. C'è una differenza sostanziale tra monarchia e dispotismo. Infine, infelice è soprattutto quel principe nuovo che avversa, opprime e ha «per nimici la moltitudine», dal momento che, spiega lucidamente il Fiorentino, «quello che ha per nimici i pochi, facilmente e sanza molti scandoli, si assicura, ma chi ha per nimico l’universale non si assicura mai, e quanta più crudeltà usa tanto più debole diventa il suo principato». di che s’ingannano, perché veggono poi per experienza avere peggiorato» Questo l’«ammaestramento a qualunque principe», tratto dalla «lectione» della «istoria», che mostra quale sia la via verso la tirannide e quale quella verso il buon governo, quale conduca alla «sicurtà» e alla gloria e quale alla rovina e all’infamia, e che ammonisce gli ordinatori di nuovi stati a «vivere nella loro patria più tosto Scipioni che Cesari». Gli scrittori hanno bisogno di mecenati indipendenti dal potere. Tuttavia anche queste letture, per quanto più ricche e accorte, rischiano di Questo è quello che è successo ad alcuni dittatori come Muammar Gheddafi della Libia, Zia Ul Haque e Musharraf del Pakistan, e molti altri. Vale a dire che – come osserva Sasso – «l’autorità, che Machiavelli definisce “assoluta ed eccessiva”, vive solo nell’atto fondante, non nella “cosa fondata”». Sono i maggiori sostenitori del governo repubblicano. 2. Descrive le caratteristiche dei principati dal punto di vista dei letterati. 13303261005 – ISSN 2284-2446, In un interessante libro del 2011 (Machiavellian Democracy, Cambridge University, Nella prima parte di questo articolo (Machiavelli e l’autodissoluzione di, Il duro destino che attende sempre i migliori, Platone e il fondamento non fondamentalista della religione, Della temerarietà delle congiure contro il tiranno, Machiavelli e l’autodissoluzione di ogni tirannide, Jan Patočka alla prova della contemporaneità, Sulla passività nel pensiero di Bergson e Merleau-Ponty, La grotta di Seiano a Coroglio, il capolavoro di ingegneria romana, La grotta di Posillipo, molto più di un esperimento mentale, Il principio di non contraddizione maschera del nichilismo, Gli esploratori allo sbaraglio e la voce nel deserto, Koyré e la precisione nel mondo della natura, Virtù del popolo e altre aporie del machiavellismo radicale. Conclusasi con la rielaborazione dei due trattati, Alfieri stende rapidamente il dialogo "La virtù sconosciuta", pubbblicato nel 1789 (lo stesso anno in cui vedono la luce "Della tirannide" e "Del Principe e delle lettere"). Nel trattato politico Del principe e delle lettere il poeta affronta il problema del rapporto tra principe e letterato. Il Principe è un trattato storico-politico di Niccolò Machiavelli ( AUTORE), composto nel corso del 1513 durante il soggiorno forzato dell'autore all'Albergaccio (il suo podere agricolo presso S. Casciano) dove era stato confinato in seguito al fallito colpo di stato contro i Medici l'anno prima. Nel capitolo I, 26 la tesi è netta: chiunque diventi principe d’uno stato dai fondamenti deboli, per mantenersi, deve «fare ogni cosa nuova» e «non lasciare cosa iniuna intatta»; vale a dire che per fornire fondamenta sοlide al nuovo ordine i fondatori di nuovi stati devono ricorrere, senza remora alcuna, a «modi crudelissimi e nimici d’ogni vivere non solamente cristiano ma umano». Bibliografia. perché, a differenza di altri materiali che puoi reperire online, una tesi di laurea è stata verificata da un docente universitario e dalla commissione in sede d'esame. Ma le storie antiche insegnano anche che, come titola il capitolo 17 dei Discorsi, Uno popolo corrotto, venuto in libertà, si può con difficultà grandissima mantenere libero. Nel primo caso tra lui e i sudditi vi è un rapporto padrone-servitù, nel quale si riscontra il concetto della monarchia dispotica. Infine, quando Aschenputtel e il principe si sposano, le sorellastre sono le damigelle, nel tentativo di conquistare il favore della futura principessa. L’esortazione che trae dalla lezione degli antichi è invece quella di detirannizzare e render civile la potestà assoluta. Cosa cambia tra il libro e il cartone Disney de La Sirenetta? Analizza il rapporto tra il principe e lo scrittore dal punto di vista del principe. Il ricorso alla forza estrema è dunque necessario alla buona fondazione del nuovo ordine. Il tirannicidio non offre alcuna soluzione politica, ma esacerba la crudeltà del principe. Della tirannide Del principe e delle lettere La virtù sconosciuta. 411-943; Libri III-IV, pp. Il motivo di fondo della distinzione sta nella maniera in cui il principe amministra il potere, ossia se lo fa in modo assoluto oppure no. SAGGIO BREVE SAGGIO BREVE “Esponi le principali differenze nei contenuti e nella forma tra il “Principe” di Machiavelli e i “Ricordi” di Guicciardini, mettendo in evidenza le ragioni ideologiche di questo distacco” La riflessione politica del Machiavelli e del Guicciardini nasce direttamente dal clima di crisi e sconvolgimento di Firenze nella prima metà del 1500. Come si mostrerà, il principato civile si differenzia sostanzialmente dal principato tirannico proprio per la base di consenso di cui il primo può godere, mentre il secondo totalmente manca. Tra grandi assenti e procedure anti-Covid 19, la Regina Elisabetta vedrà o no la famiglia Cambridge? Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell'esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell'esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle. 2. 944-1214. Quelli che si ottengono per fortuna e volontà altrui sono regimi instabili e volubili, se non ben fondati. I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio subiscono una gestazione più lunga, di circa sei anni. La grande cesura: Machiavelli e Hobbes. A non perdurare nel tempo secondo Machiavelli è invece, come mostreremo, sempre e solo la tirannide. I fondatori di nuovi ordini, che «intendono rinnovare ogni cosa», debbono ricorrere a tal fine ad una «potestà assoluta, la quale – dice Machiavelli – dagli autori è chiamata tirannide». sommario: 1. – Leo Strauss, Thoughts on Machiavelli, The Free Press, Glencoe (Illinois) 1958; trad. Il principe (titolo assegnato nell'edizione originale postuma di Antonio Blado e poi unanimemente adottato, ma il titolo originario era in lingua latina: De Principatibus, "Sui principati") è un saggio critico di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli nel 1513, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per conquistarli e mantenerli. a cura di Giuseppe De Stefano, Pensieri su Machiavelli, Giuffrè Editore, Milano 1970. L'opera Del principe e delle lettere analizza il rapporto fra potere politico e letteratura libera. Analizza il rapporto tra il principe e lo scrittore dal punto di vista del principe. Al centro di Del principe e delle lettere, opera che richiama con evidenza quella di Niccolò Machiavelli, Vittorio Alfieri pone la questione del rapporto fra intellettuali e potere politico. Di tiranni e tirannidi il Fiorentino tratta invece diffusamente nei capitoli dei Discorsi: mostra che ogni nuovo ordine esige una fondazione tirannica e che tuttavia chi edifica una tirannide è oltremodo vituperabile, poiché lo Stato fondato sulla crudeltà è precario e destinato presto a fallire. Il legame non è casuale. Questo è quando il dittatore diventa tiranno. L’assunto di partenza del trattato è il carattere negativo e mistificatorio del rapporto fra il principe e l’intellettuale. Il «principe nuovo» è di necessità tiranno «Li omini mutano volentieri signiore credendo migliorare, e questa credenza li fa pigliare l’arme contro a quello; La monarchia inglese non è capace di garantire una reale autonomia ai sudditi. Che soltanto in questa crudeltà fine a sé stessa riposi l’unico fondamento della tirannide è una tesi che emerge chiaramente da alcuni decisivi capitoli dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Nel Principe non occorre mai il termine tiranno, si parla piuttosto del «principe nuovo» fondatore di nuovi ordini. Oltre a di questo, se uno è atto a ordinare, non è la cosa ordinata per durare molto, quando la rimanga sopra le spalle d’uno; ma sì bene, quando la rimane alla cura di molti e che a molti stia il mantenerla». Il titolo in latino è De principatibus (Sui Principati).. Struttura e contenuto de Il Principe. Nel capitolo I, 9 è enunciata la «regola generale»: «uno prudente ordinatore d’una republica, e che abbia questo animo, di volere giovare non a sé ma al bene comune […] debbe ingegnarsi di avere l’autorità, solo; né mai uno ingegno savio riprenderà alcuno di alcuna azione straordinaria, che, per ordinare un regno o constituire una republica, usasse. Molti hanno scritto che il Principe di Machiavelli era una specie di manuale delle nefandezze della tirannide celebre, mentre altri che la politica si presenta come puro calcolo di interessi, e la politica è un prodotto della immortalità, le passioni gli interessi sono il luogo, la sostanza della politica. La sirenetta è un film della Disney del 1989 con la regia di Ron Clements e John Musker. 3. E ciò, insegna Senofonte, è dovuto alla inconciliabilità tra l’interesse del tiranno e quello pubblico. 4. "Sublime specchio di veraci detti" di Alfieri: analisi e commento, Alfieri, "Tacito orror di solitaria selva": analisi e commento, Alfieri, "Uom, di sensi, e di cor, libero nato": testo e analisi, Alfieri, "Mirra": riassunto e analisi del testo, Siamo fieri di condividere tutti i contenuti di questo sito, eccetto dove diversamente specificato, sotto licenza. 4. Il governo tirannico non è per definizione una "res publica litterarum". Tutt’altro. In secondo luogo, Machiavelli reputa «infelici quegli principi che per assicurare lo stato loro hanno a tenere vie strasordinarie». Come già i dialoghi platonici, anche questo dialogo senofonteo, tratta solo all’apparenza della infelicità «etica, individuale ed esistenziale» del tiranno: in un denso scambio di opinioni, tra il tiranno Gerone e il poeta Simonide, Senofonte descrive proprio quella che Sasso definisce come la «intrinseca fenomenologia della tirannide» nella sua antinomia. Poi l'autore passa ad analizzare il tema della tirannide: prima descrive ogni forma di tirannia che l'Alfieri vede nella società in cui vive e in quella passata: nelle milizie, nella religione, nella nobiltà, nel lusso, ecc. Perché la grandezza della cosa, parte sbigottisce gli uomini, parte in modo gl’impedisce, che ne’ principii primi mancano». La natura della tirannide consiste infatti nella sua fatale implosione su sé stessa o «autodissoluzione». Non di tiranno, ma di «principe nuovo» discute Machiavelli nel notissimo De Principatibus; eppure la fondazione di un nuovo principato sembra richiedere gli stessi strumenti ai quali ricorrono tutti i fondatori di nuovi ordini, siano essi regimi di carattere civile che reggimenti di natura tirannica. Bibliografia. 5. Do il mio consenso affinché un cookie salvi i miei dati (nome, email, sito web) per il prossimo commento. 351-490. La naturale predisposizione del principe alla raffinatezza e al buon gusto. La tirannide antica. Un viaggio intenso ed appassionante come quello che Alfieri stesso intraprese tra il 1766 e il 1772 in giro per l'Europa: Matteo Pascoletti e Silvia Milani ci presentano quest'autore poliedrico, scrittore, poeta e drammaturgo. Con le nette parole di Machiavelli: «quando vi è uno principe; dove il più delle volte quello che fa per lui, offende la città; e quello che fa per la città, offende lui […] perché e’ non può onorare nessuno di quegli cittadini che siano valenti e buoni, che egli tiranneggia, non volendo avere ad avere sospetto di loro. Il principe è il figlio del re e una volta morto il padre il figlio diventa re. Di questo potere assoluto necessario per ordinare nuovi stati trattano in particolare il capitolo ventiseiesimo, e prima ancora i capitoli nono e decimo del primo libro dei Discorsi. Il Medioevo e l'umanesimo civile. Alfieri tra Machiavelli e De Lolme (2006) Per inviare un tuo contributo clicca qui. Pertanto, avverte Machiavelli, sia che sia diventato principe mediante l’appoggio dell’uno o dell’altro «umore» della città, il principe deve guadagnarsi il favore del popolo. Non son dunque le «vie strasordinarie» percorse dai fondatori dei nuovi ordini e neppure i «modi crudelissimi» tenuti per dare fondamenta stabili e durature alla repubblica o al principato che si fonda, ma l’ordinamento nuovo privo di favore alcuno, privo cioè del consenso sia dei grandi che del popolo, la cui forza risieda nel terrore che incute ai sudditi, a delineare il carattere essenziale della tirannide. Ecco qualche news. 2. Differenze tra Della Tirannide di Alfieri e il Principe di Machiavelli. In primo luogo, è destinato a fallire nel suo intento quell’ordinatore che «prende a governare una moltitudine, per via di libertà o per via di principato, e non si assicura di coloro che a quell’ordine nuovo sono inimici». 3. E come accada de facto che un fondatore di nuovi ordini costruisca «uno stato di poca vita» viene spiegato con dovizia di particolari nel decisivo capitolo 16 del primo libro dei Discorsi. © 2020 – Ass. Nel terzo libro del Principe la ragione è chiara: dipende dalla «necessità naturale et ordinaria, quale fa che sempre bisogni offendere quegli di chi si diventa nuovo principe, e con gente d’arme e con infinite altre ingiurie che si tira drieto il nuovo acquisto; di modo che tu hai nimici tutti quegli che hai offesi in occupare quello principato e non ti puoi mantenere amici quelli che vi ti hanno messo». Niccolò Machiavelli compose Il Principe cinquecento anni fa, nell’estate del 1513, nel pieno della sua maturità intellettuale, ricco di esperienza politica e imbevuto di studi umanistici, come dimostra la varietà dei generi letterari in cui si cimentò, dalla storiografia alla trattatistica, dalla n Se le condizioni dei soggetti di un tiranno sono simili alle condizioni degli schiavi sotto un despota, allora la linea di demarcazione tra i due è sfocata. In questo senso va perciò inteso quel destino di infelicità che attende anche i migliori e meglio intenzionati ordinatori di nuovi principati tirannici. 105-409; Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Libri I-II, pp. Il Principe e il Panegirico. Il carattere antinomico del potere tirannico conduce anche colui che vi ricorre con la più nobile intenzione, ovvero la salute della propria patria (da ricercare mediante l’uscita dalla «licenza» o stato d’anarchia, o mediante il superamento della irriducibile inimicizia tra i grandi e il popolo), al fallimento del proprio progetto politico: anche il tiranno più «virtuoso» che possa sorgere in una città dilaniata dalle contese interne, dirà Machiavelli, non potrà giovare affatto alla sua patria. Alle congiure contro il principe Machiavelli dedica il più lungo dei capitoli dei suoi Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e pare farlo per ammonire signori e sudditi della pericolosità dell’impresa: affinché i principi se ne sappiano guardare e i privati se ne tengano lontani per la salute della patria. 1. 5-28. Pertanto nel capitolo 55 dei Discorsi, si afferma senza remore: «dove è tanto la materia corrotta che le leggi non bastano a frenarla, vi bisogna ordinare insieme con quelle maggior forza; la quale è una mano regia, che con la potenza assoluta et excessiva ponga freno alla excessiva ambizione e corruttela de’ potenti».